Pubblicate le foto del banchetto di sabato 6 e domenica 7 ottobre 2007, e le adesioni alla fotopetizione.
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Amnesty: consegnate 58000 firme e lanciata una nuova petizione (vedi negli approfondimenti)
Un calendario per la Birmania
Un progetto per raccogliere fondi a favore dell'associazione Aiutare Senza Confini
Basta con le solite bellone!
Appendi un calendario utile, per il 2008.
Lo sappiamo, le alternative non mancano: ma ci teniamo a segnalare questa iniziativa in particolare.
LibLab presenta il Calendario 2008, un calendario sulla Birmania, per la Birmania.
Acquistandolo si contribuisce a sostenere l'associazione Aiutare Senza Confini (associazione rappresentata anche nel nodo ferrarese della rete), nel sostegno ai campi profughi ai confini tra Thailandia e Myanmar.
Facci un pensierino!
Se raccogliamo un numero sufficiente di richieste, al solito indirizzo info@lilliputferrara.org, facciamo un'ordine per una spedizione unica.. e ne prendiamo qualche copia in più da distribuire se c'è l'occasione.
Per richiederlo direttamente:
birmania@liblab.org
Grazie a tutti, non finisce qui
Siamo soddisfatti per la riuscita dell'iniziativa ferrarese sulla Birmania.
Sono state pubblicate le foto del banchetto di sabato 6 e domenica 7 ottobre 2007, e le adesioni alla fotopetizione.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell'iniziativa.
In particolare ed in ordine sparso: al Gruppo di Amensty per l'allestiomento del banchetto, a Paolo Volta per l'opera realizzata appositamente, ad Aiutare Senza Confini, Cgil, Movimento Nonviolento, Rete Lilliput per i vari contributi alla realizzazione del materiale.
Soprattutto, grazie ai tantissimi cittadini che hanno firmato i vari appelli, ed un ringraziamento doppio a coloro che hanno posato per una fotografia in rosso.

(vignetta di Mauro Biani)
Non è finita qui, comunque.
La calma è apparente.
L'impressione che la repressione nel sangue della pacifica protesta abbia riportato la situazione al punto precedente, cela gli irrevocabili cambiamenti: non solo la maggiore attenzione della comunità internazionale, ma anche la vasta diffusione della disubbidienza e della non collaborazione che perdurano in Myanmar.
Oggi, ancor di più, non lasciamoli soli.
Non distogliamo l'attenzione proprio ora.
Alcune possibili azioni e suggerimenti per tutti coloro che ci vorranno aiutare - compresi, qualora volessero, quei soggetti che hanno espresso pubblicamente solidarietà, senza però agire di conseguenza:
- sostenere nei modi possibili le iniziative delle associazioni locali;
- chiedere maggiori controlli sul commercio di armi; in particolare ripristinando il testo originale della legge 185/90, modificata dal precedente governo allentandone i controlli e l'ambito; insistendo per un maggiore rigore a livello europeo, con regole più stringenti per evitare le triangolazioni con cui tecnologie militari ed armi leggere anche italiane possono facilmente arrivare all'esercito birmano, aggirando l'embargo;
- sostenere gli appelli e le azioni per il rispetto dei diritti umani ed in particolare per la liberazione dei prigionieri politici;
- avere maggiore attenzione a proposito dei rapporti che le aziende italiane ed europee intrattengono col paese (soprattutto nei settori del turismo, del legno, dell'energia), nel quale l'economia è strettamente controllata dalla giunta ed è frequente lo sfruttamento del lavoro forzato
- Aiutare senza Confini ONLUS aiuta direttamente i profughi della guerra civile in Birmania, garantendo che il 100% delle donazioni confluiscano nei progetti di aiuto. Con 15 centesimi è possibile sfamare un bambino e mandarlo a scuola per un giorno
Continuate a seguirci.
Non lasciamoli soli
Tanti fili legano anche la città di Ferrara con la Birmania. Ne elenchiamo alcuni.
-Il più che decennale impegno del gruppo di Amnesty International, che aveva anche adottato Paw U Tun, prigioniero per motivi di opinione e leader studentesco durante le proteste dell’88;
-l’impegno di un paio di campagne di rete Lilliput, che ha chiesto con successo ad una importante azienda tessile italiana di sospendere le attività nel paese, finché la giunta controlla l’economia e per qualsiasi attività bisogna trattare coi generali, inoltre sono note le diffuse violazioni dei diritti dei lavoratori (compreso l’uso diffuso del lavoro forzato)
-cosa che vede impegnati i sindacati anche a livello internazionale.
-
Non mancano gravi questioni ambientali, dal taglio delle foreste primarie ed il contrabbando del legno, i tanti rifugiati ambientali o legati alle attività estrattive delle multinazionali del petrolio, e le conseguenti campagne delle associazioni ambientaliste.
-E’ evidente, oltre a singole iniziative passate, il legame ideale dei sostenitori del Movimento Nonviolento, di tutti gli attivisti per i diritti umani, dei praticanti buddisti (peraltro tradizionalmente sensibili ai temi della pace), con l’opposizione democratica Birmana, la leader Aung San Suu Kyi, da sempre al centro dell’attenzione, e la forza della spiritualità e della nonviolenza opposta alla ferocia delle armi.
La situazione
Seguiamo con apprensione lo sviluppo della situazione. Esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime di questi giorni e dei passati decenni di regime, ed ai monaci e democratici birmani che si oppongono alla giunta, nota per i suoi metodi feroci, armati solamente della loro determinazione e voglia di libertà e democrazia.
Non sappiamo se l’opposizione democratica e nonviolenta prevarrà. Siamo però certi che senza l’attenzione e la pressione dell’opinione pubblica internazionale le speranze sono poche. Per questo, come già in passato, non distoglieremo l’attenzione. 
Non lasciamoli soli, soprattutto quando, inevitabilmente, si spegneranno i riflettori.
Non si tratta solamente di una testimonianza simbolica: molto si può fare, se –per fare un solo esempio- l’esercito Birmano, nonostante l’embargo, può ricevere tramite semplici triangolazioni armi dotate di strumentazioni e componenti prodotti in vari paesi europei, Italia compresa.
Cosa si può fare
Segnaliamo, e chiediamo a tutti i cittadini di sottoscrivere gli appelli e sostenere le iniziative già avviate: in particolare l’appello di Amnesty International per la liberazione degli almeno 300 cittadini imprigionati in seguito alle recenti manifestazioni (vedi www.amensty.it),
e quello di Cisl, Greenpeace, Legambiente, WWF (vedi www.greenpeace.it/birmania), che rivolge diverse specifiche richieste all’UE, al governo ed alle imprese
Segnaliamo anche la petizione internazionale (in inglese) rivolta al presidente cinese (che pone il veto alle sanzioni) ed al segretario generale dell'ONU.
Stiamo organizzando una iniziativa simbolica per i prossimi giorni.
Invitiamo chi volesse essere informato o partecipare a seguire questo sito e contattarci tramite l’apposito modulo.


